Domani al via il Giro delle Fiandre

Il Giro delle Fiandre rinnova domenica 2 aprile un rito cominciato nel 1913 e che dopo la prima guerra mondiale non si è più fermato. Un rito che ha il sapore della Pasqua, della Primavera ancora agli esordi, del freddo e del fango. Dell’Inferno del Nord, come venivano, neanche tanto tempo fa, indicate le classiche che, in rapida sequenza, rendono omaggio ad un’area dell’Europa cuore pulsante di questo sport. Il Belgio ha dato più campioni di qualsiasi altra nazione al ciclismo, e il Giro delle Fiandre, più che il trittico delle Ardenne, rappresenta la celebrazione più alta di questa identità sportiva.

I muri, i tratti di pavé, le condizioni climatiche estreme, esaltano lo spirito antico del ciclismo e, soprattutto, la sua dimensione individuale. Per quanto tattiche e materiali si siano affinati nel tempo, le cinque classiche monumento conservano ancora il fascino antico della sfida del singolo. Il gioco di squadra vale meno, contano coraggio, volontà, muscoli e forza d’animo.

Una sintesi che ben si adatta a colui che, per età e talento, appare destinato a disegnare i nuovi record di questa splendida gara: Peter Sagan.

Il corridore slovacco, vincitore lo scorso anno con la maglia iridata, si appresta all’edizione 2017 da favorito, nonostante abbia buttato alle ortiche la Sanremo (“..siamo qui per far spettacolo… non solo per vincere”) e la Gand-Wevelgem. Appare sicuramente alla sua portata il record di successi (3) attualmente condiviso da diversi campioni. Tra questi Fiorenzo Magni, l’unico ad averla dominata per tre stagioni consecutive, Fabian Cancellara, che ha lasciato al termine delle Olimpiadi di Rio dello scorso anno ma che avrebbe potuto tranquillamente continuare, magari allungando la sua striscia di vittorie proprio quest’anno, Achiel Buysse, Eric Leman, Johan Museeuw e Tom Boonen, fiamminghi che più fiamminghi non si può.

A contrastare il passo di Sagan ci sarà una pattuglia folta ed agguerrita con in testa prima di tutto l’olimpionico Van Avermaet, già salito sul secondo e terzo gradino del podio nelle recenti edizioni. Il fresco vincitore della Gand-Wevelgem è nato a Lokeren, a metà strada tra Anversa e Gand; ha respirato l’aria del Fiandre fin da piccolo, ammirando, dal bordo della strada, passare e vincere gente come Vanderaerden, Van Hooydonk, Criquelion, Museeuw…

E gli italiani? Vi era un tempo, negli anni ‘90, nel quale partivamo con i favori dei pronostici, e vincevano: Argentin, Bugno, Bartoli, Bortolami, Tafi. L’ultimo è stato Alessandro Ballan, nel 2007. Adesso il vento è cambiato. Siamo ancora alla ricerca di un corridore buono per le classiche, soprattutto se “monumento”, ovvero per distanze attorno ai 250 chilometri, quando le gambe si fanno dure e le energie spariscono all’improvviso.

 

 

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