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Giro d’Italia: per il centenario tante novità

Il 100/o Giro d’Italia di ciclismo si avvicina e i team affilano le armi, per presentarsi alla competizione rosa in grande spolvero.

In un’edizione storica della corsa organizzata da Rcs sport ci sarà spazio per tante novità: una di queste è rappresentata dalla presenza al via dell’UAE Emirates, la prima squadra degli Emirati Arabi iscritta a uno dei tre grandi giri. Si tratta di una compagine con un’anima italiana, che ha svelato uomini e strategie per la corsa corsa rosa, in programma dal 5 al 28 maggio.

L’UAE Emirates si presenterà in Sardegna con Valerio Conti, il capitano designato Rui Costa (campione del mondo 2013 su strada, a Firenze, al suo primo Giro), Roberto Ferrari, Marco Marcato, Sacha Modolo, Matej Mohoric, Simone Petilli, Jan Polanc, Edward Ravasi. Orlando Maini, Marco Marzano e Daniele Righi saranno i direttori sportivi. “Ci siamo preparati per essere al meglio al Giro e fare buoni risultati. Credo siamo una squadra fortissima”, dice Rui Costa.

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Campionati del mondo su pista: il bilancio della squadra azzurra

Cala il sipario sul velodromo di Hong Kong, teatro dei campionati del mondo su pista che hanno aperto il nuovo quadriennio olimpico. Era l’appuntamento per verificare dopo Rio2016 la continuità del trend di crescita registrato dalla pista azzurra negli ultimi anni e ripartire con slancio verso Tokyo 2020.

Da questo punto di vista le proiezioni sono più che positive. Tre medaglie: oro (Barbieri nello scratch), argento (Ganna nell’inseguimento individuale), bronzo (inseguimento a squadre uomini). Inoltre, molti piazzamenti al top: quarto posto nell’inseguimento a squadre donne e nell’omnium uomini, quinto nel madison donne, settimo nell’omnium e nella corsa a punti donne, ottavo nell’inseguimento individuale donne.

Un bilancio così non si vedeva da anni ai mondiali su pista, ma ciò che maggiormente conforta è il costante miglioramento attestato dalle lancette nelle specialità olimpiche di endurance. Quelle veloci restano il nostro punto debole, anche se non mancano segnali promettenti nel vivaio femminile.

In un mondiale che ci ha regalato tante gioie ed emozioni, l’ultima giornata è stata in tono minore per l’Italia. La stanchezza si è fatta sentire nelle gambe di Liam Bertazzo e Simone Consonni. Hanno affrontato il madison con il serbatoio ormai agli sgoccioli dopo l’impresa nell’inseguimento a squadre e le altre gare affrontate nei giorni precedenti. La Top Ten premia la loro costanza ma non riflette il loro standard.

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Sorride invece la Francia che aggiunge l’oro di Morgan Kneisky e Benjamin Thomas a quello vinto del redivivo Francois Pervis nel km da fermo.

La Germania, da parte sua, mette in bacheca il secondo titolo iridato di Kristina Vogel accanto a quello della velocità individuale.

Ultima annotazione per Giorgia Bronzini, tornata al primo amore della corsa a punti, memore del titolo iridato vinto nel 2009. L’azzurra ha colto il settimo posto contro avversarie che in questi anni non hanno mai cessato di frequentare con costanza la pista mentre lei era impegnata a raccogliere allori su strada.

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Ha vinto la britannica Elinor Barker, che aveva dovuto cedere il passso alla nostra giovanissima Barbieri nello scratch,. Argento alla statunitense Sarah Hammer, bronzo all’olandese Kirsten Wild. Un plauso a Giorgia per il coraggio e l’attaccamento alla maglia azzurra dimostrati anche in questa occasione.

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Mondiali ciclismo su pista: Consonni 4°, azzurre 5° nel madison

Giornata di piazzamenti importanti ai Mondiali ciclismo su pista, ma senza podi per gli azzurri. Spiccano il quarto posto di Simone Consonni nell’omnium olimpico, il quinto di Maria Giulia Confalonieri e Rachele Barbieri nel madison donne, l’ottavo di Silvia Valsecchi nell’inseguimento individuale (15^ Simona Pattaro). Brava anche Miriam Vece, 16^ nei 500 mt. La finale è stata dominata dalle russe: oro a Daria Shmeleva (33”282) e bronzo ad Anastasiia Voinova (33”454), tra le due si è inserita la tedesca Miriam Welte, argento in 33”382-

Ma andiamo per ordine. Simone Consonni raccoglie l’eredità di Elia Viviani nell’omnium olimpico. Dopo aver contribuito alla conquista del prezioso bronzo nell’inseguimento a squadre, l’azzurro è stato sempre nel vivo della lotta per le posizioni di vertice. Brillante terzo nello scratch, ha pagato pegno nella gara a tempo (12°) ma si è poi subito rifatto con il secondo posto nell’eliminazione.

Simone si è presentato all’ultima prova della corsa a punti in quarta posizione, a pari punti con il neozelandese Aaron Gate nella classifica parziale. Nel carosello conclusivo si è scatenata la bagarre. Protagonista assoluto proprio Gate, che si è portato in testa a uno sprint dal termine, ma il francese Thomas ha trovato il guizzo giusto per superarlo in extremis per soli due punti. Lo spagnolo Albert Torres Barcelo, forte del vantaggio acquisito nelle tre prove precedenti, è riuscito a salvare il terzo posto, lasciando Consonni ai piedi del podio.

Nel madison donne Maria Giulia Confalonieri è stata affiancata a Rachele Barbieri, ancora raggiante per l’oro conquistato nello scratch. Anche in questa prova si trattava dell’esordio della coppia azzurra a un Mondiale assoluto e in questa luce va misurato il quinto posto a un solo punto dalle neozelandesi Sheat e Drummond. Basta scorrere i nomi delle atlete salite sul podio per dare il giusto peso alla prestazione delle italiane. Ha vinto l’oro il Belgio con Lotte Kopecky e Jolien d’Hoore (45 punti), argento alla Gran Bretagna con Elinor Barker ed Emily Nelson (33 punti), bronzo all’Australia con Amy Cure e Alexandra Many (26 punti).

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Mondiali su pista: Filippo Ganna conquista l’argento

Filippo Ganna vince l’argento nell’inseguimento individuale dei mondiali su pista e, a distanza di un anno dal titolo conquistato nella stessa specialità, si conferma uno dei migliori interpreti della specialità: a 20 anni è lui la pietra angolare sulla quale costruire il futuro del nostro ciclismo su pista maschile.

Con il secondo tempo delle qualificazioni in 4’14”647 il campione del mondo in carica questa mattina si era conquistato il diritto di difendere il suo titolo contro l’australiano Jordan Kerby (professonista del team Drapac, 25 anni ad agosto), che aveva fatto registrare il miglior tempo in 4’12”172.

Mondiali su pista

Nella finale l’azzurro non è riuscito ad impostare la corsa come era nelle previsioni, ovvero recuperare nella seconda parte di gara. Complice anche una falsa partenza dovuta all’errore dei giudici, che hanno sparato un colpo di pistola dopo la partenza inficiandola, Dopo la seconda partenza Filippo ha iniziato ad accumulare decimi di distacco dall’australiano. Entrambi hanno risentito lo sforzo profuso nei primi giri poi annullati che li ha costretti a correre con tempi più alti rispetto alla mattina. Kerby chiude la distanza in 4’17″068, Ganna in 4’21″299.

Per l’Italia si tratta della terza medaglia in tre giorni di gara. L’argento di Ganna si aggiunge all’oro della Barbieri e al bronzo dell’inseguimento a squadre maschile. E’ ancora presto per stilare bilanci, ma un bottino simile non si vedeva da tempo.

Nella finale per il bronzo l’altro australiano Kelland O’Brien ha superato, con il tempo di 4’16″909, il francese Corentin Ermenault (4’19″436).

Pregevole la prestazione di Liam Bertazzo, 17° tempo in 4’24″561, Carloalberto Giordani ha chiuso con il tempo di 4’32″045 che lo colloca in 24^ posizione.

Parigi-Roubaix

Parigi-Roubaix: successo per il belga Van Avermaet

Greg Van Avermaet (Bmc) ha vinto la 115/a Parigi-Roubaix, la classica del nord disputata su un tracciato lungo 257 chilometri, con partenza da Compiègne e arrivo sulla pista del velodromo André Pétrieux, a Roubaix. Per il belga, olimpionico su strada a Rio, si tratta del primo successo nella classica monumento francese.

Quinto l’Italiano Gianni Moscon (Team Sky). Il belga Van Avermaet ha battuto allo sprint quattro corridori, compreso il trentino Moscon, Alle spalle del vincitore si sono piazzati il ceco Zdenek Stybar (Quickstep-Floors), secondo; l’olandese Sebastian Langeveld (Cannondale-Drapac), terzo; il belga Jasper Stuyven (Trek-Segafredo), quarto. Poi, l’italiano Gianni Moscon che, a un certo punto, ha pure provato a fare lo sprint, ma è stato superato a tutta dal vincitore, piazzandosi al quinto posto.

Van Avermaet

“Da tempo andavo a caccia della vittoria in questa corsa, pensavo che la ‘Roubaix’ fosse una sfida impossibile da vincere per me. Francamente pensavo peggio, invece sono riuscito a impormi. Non è stato facile solo perché, a un certo punto, nei pressi della foresta di Aremberg, sono stato costretto a scendere dalla bici e a cambiarla. Ho inseguito e, alla fine, sono riuscito a prendere in mano la corsa”.

La gara è entrata nel vivo a un centinaio di km dal traguardo, molto prima della foresta di Arenberg. Van Avermaet ha temuto il peggio, cadendo, e la Quickstep-Floors di Tom Boonen ha provato l’allungo. Il 36enne belga ha provato e riprovato a staccare tutti, ma non c’è stato nulla da fare. Il quattro volte vincitore della classica monumento delle pietre cercava la cinquina, per chiudere proprio ieri una carriera inimitabile.

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Domenica al via la Parigi – Roubaix, la regina delle classiche

Parigi – Roubaix: ventinove settori di pavé, per un totale di 55 chilometri. I più lunghi, Quiévy to Saint-Python e Hornaing to Wandignies, di 3,7 chilometri, rispettivamente dopo 100 chilometri dal via e 174, quando ne mancheranno ancora 80 all’arrivo. Duecentocinquantasei chilometri di freddo, fango, vento, polvere… Arenberg, Carrefour de l’Arbre e Mons-en-Pévèle.

Là dove non arriva il clima ancora rigido di questo spicchio di Francia arrivano le pietre, sconnesse, appuntite, irsute e infide. Singoli monumenti che insieme compongono un mosaico più complesso e affascinante: la Parigi Roubaix. Monumento essa stessa alla essenza umana, in bilico tra fatica e fortuna. Non sarà facile, non è mai facile, per nessuno, che si chiami Peter Sagan o Greg Van Avermaet, Tom Boonen o l’ultimo dei gregari.

(AP Photo/Michel Spingler)

Domenica si corre la 115 edizione di una corsa che si ama o si odia. Per Hinault una follia, per il Ballero un paradiso, per i tanti spettatori che ogni anni la seguono in diretta televisiva uno spettacolo da non perdere, per quanti si affollano lungo il percorso un’esperienza indimenticabile.

Una corsa che ha visto un italiano vincitore 13 volte: da Garin, ancora italiano quando la vinse per due anni, agli albori, a Francesco Moser, autore di un fantastico tris. Eppoi i fratelli Coppi, Bevilacqua, Gimondi, i due successi di Ballerini, e Andrea Tafi, ultimo azzurro a conquistarla. Era il 1999, da allora, per noi, poco altro. Qualche podio con Alessandro Ballan, Dario Pieri e Pippo Pozzato, secondo nel 2009 alle spalle di Tom Boonen.

Diretta RAI dalle ore 10,30 su RAISport e dalle ore 15,05 su RAI3.

Mondiali Doha: Tony Martin vince la crono e fa poker come Fabian Cancellara

Tony Martin mette dietro tutti ed eguaglia Fabian Cancellara: il tedesco si aggiudica la medaglia d’oro nella prova a cronometro ai Mondiali di Doha con il tempo di 44’42” e completa, così, il poker di successi iridati come lo svizzero. Quella di Martin, dopo la vittoria di domenica scorsa nella cronosquadre con l’Etixx-Quick Step, è stata una prova convincente che ha rispettato i pronostici della vigilia: dietro di lui, con 45’’ di ritardo si piazza il campione uscente, il bielorusso Vasil Kiryienka, mentre il bronzo va allo spagnolo Jonathan Castroviejo.

Dopo la tripletta nel 2011, 2012 e 2013 e dopo il beffardo argento nel 2014, il “Panzerwagen” si riscatta con una prestazione di alto livello, arrivando in testa già al primo intermedio e rafforzando la leadership nella seconda parte con più rettilinei e favorevole al tedesco. Male, invece, l’olandese Tom Dumoulin, uno dei favoriti, ma ancora sottotono, che ha chiuso in undicesimo con oltre due minuti di ritardo. Non bene nemmeno i colori italiani: Manuel Quinziato è solo 22esimo a 2’39”. Le dichiarazioni del tedesco:

È emozionante, questo successo mi fa dimenticare tutto quello che è successo durante l’anno. Il percorso era veramente per me. L’unico timore era il caldo. Ho fatto una gara splendida fin dall’inizio. Il quarto titolo mondiale? Io non conto le vittorie, adesso sono orgoglioso della mia prestazione

Ordine d’arrivo

  1. Tony Martin (Ger) 40 km in 44’42″99
  2. Vasil Kiryienka (Blr) a 45″05
  3. Jonathan Castroviejo (Spa) a 1’10″91
  4. Bodnar (Pol) a 1’16″77
  5. Mullen (Irl) a 1’21″75
  6. Dennis (Aus) a 1’27″12
  7. Lampaert (Bel) a 1’45″11
  8. Van Emden (Ola) a 1’45″41
  9. Hollenstein (Svi) a 1’51″51
  10. Jungels (Lus) a 1’56″59
  11. Quinziato a 2’39″35

 

Mondiali Doha, otto anni dopo Amber Neben è di nuovo oro nella crono femminile

Le favorite erano altre, ma la statunitense Amber Neben ha sorpreso tutti, bissando il successo, dopo l’oro a Varese nel 2008, nella crono femminile nel Mondiale su strada di Doha. Dopo otto anni dal successo italiano e dopo quattro anni lontana da una competizione mondiale, la 41enne ciclista californiana della BePink riacciuffa il gradino più alto del podio fermando le lancette a 36’37’’, davanti all’olandese campionessa olimpica su strada, Ellen Van Dijk, seconda a poco meno di 6″ e all’australiana Katrin Garfoot, prima volta sul podio in carriera, arrivata terza a 8″ di distacco.

Amber Neben ha mantenuto ha gestito con costanza gli sforzi nei 28.9 chilometri che compongono il tracciato cronometro, mantenendo il risicato vantaggio su Van Dijk, in un testa a testa incerto fino all’ultimo. Per la statunitense è un successo meritato e un premio anche alla sua travagliata vita e carriera: sempre in lotta con svariati infortuni, all’età di quattro anni è sopravvissuta ad una meningite spinale, mentre nel 2007 ha sconfitto un melanoma alla schiena.

Buona la prova di Elena Cecchini, unica italiana in pista nella cronometro donne, che ha chiuso la prova piazzandosi al 15esimo posto con 2’30’’ di ritardo. Cecchini ha sostituito Elisa Longo Borghin, bronzo a Rio,  una scelta voluta da commissario tecnico Dino Savoldi, probabilmente per preservarla in vista della prova in linea di sabato prossimo.

 

 

Mondiali Doha, McNulty domina la crono maschile juniores

Grande prova di forza dell’americano Brandon McNulty che vince la medaglia d’oro nella cronometro categoria juniores maschile al Campionato del mondo su strada di Doha, in Qatar. Il giovane statunitense ha concluso i 28.9 chilometri del tracciato in 34’42”, con una media di quasi 50 k/h, e staccando il danese Mikkel Berg, arrivato secondo sul podio, in ritardo di ben 35″. Medaglia di bronzo, invece, per l’altro americano Ian Garisson che ha chiuso a poco più di 53″.

Gli altri si sono classificati sopra il minuto di ritardo: tra loro, sorprende l’eritreo Awet Habtom, settimo, a 1’40’’. Il giovane McNulty conquista il suo primo oro dopo il terzo posto ottenuto l’anno passato nei Mondiali di ciclismo a Richmond negli Stati Uniti.

Lontani, invece, gli italiani: solo 27esimo posto per Alexander Konychev, a 2’58’’, mentre Alessandro Covi supera il distacco dei tre minuti, giungendo 32esimo a 3’13’’.

Ordine di arrivo

  1. Brandon McNulty (Usa) in 34’42”29
  2. Mikkel Bjerg (Den) a +35’18”
  3. Ian Garrison (Usa) a +53’08”
  4. Julius Johansen (Den) a +1’02”55
  5. Ruben Apers (Bel) a +1’24”05
  6. Iver Knotten (Nor) a +1’32”99
  7. Awet habtom (Eri) a +1’40”02
  8. Marc Hirschi (Sui) a +1’43”70
  9. Jaka Primožic (Slo) a +1’53”95
  10. Jarno Mobach (Ned) a +2’00”5