Zona Cesarini – una frase senza tempo

Zona Cesarini. Chi di noi non ha mai sentito o detto queste due parole. Si tratta dell’espressione forse più famosa nel mondo del calcio, due parole che esprimono l’essenza stessa di questo sport, la voglia di crederci fino all’ultimo respiro, di spingere fino al novantesimo e oltre, nella speranza di trovare la zampata giusta per vincere la propria battaglia, perché la speranza è l’ultima a morire e ogni lasciata è persa. D’altronde per dirla con l’indimenticato Vujadin Boskov “La partita finisce quando arbitro fischia”.

Ma forse non tutti sanno chi ringraziare per la creazione di queste parole che sono diventate leggenda indiscussa tra addetti ai lavori e non, tanto da venire inserite nel vocabolario della lingua italiana.

Non si tratta di una star internazionale, un calciatore fenomenale che ha mosso le folle nella sua carriera, ma di un buon giocatore che non si distingueva dalla massa ma che, in varie occasioni nella carriera, è riuscito ad andare oltre l’ostacolo del cronometro, diventando decisivo nel momento più inaspettato, quando ormai stavano calando i titoli di coda.

CHI E’ RENATO CESARINI?

Si perchè Renato Cesarini, detto Cè, nato sulle colline di Senigallia nel 1906, era un calciatore di buone qualità ma non eccelso. All’età di 2 anni era stato riportato in Argentina dai genitori e lì aveva iniziato la sua carriera distinguendosi con la maglia dei Chicharita Juniors e del Ferro Carril prima di essere acquistato dalla Juventus nel 1929, divenendo uno dei pilastri della cosiddetta Juve del Quinquennio che egemonizzò il calcio italiano nella prima metà degli anni 1930.

Bell’attaccante Renato, che vide aprirsi ben presto le porte della nazionale italiana in quella veste di oriundo che tanta fortuna portò ai nostri colori a quell’epoca. Con gli Azzurri disputò però solo qualche amichevole e qualche partita di Coppa Internazionale, per un totale di 9 presenze e 2 reti ma tanto gli bastò per entrare nella storia, nel lessico e, come dicevamo, nel dizionario.

LA GLORIA

Accadde tutto nella fredda Torino del 13 dicembre del 1931 durante, anzi alla fine, della partita di Coppa Internazionale contro l’Ungheria: Cesarini, con l’arbitro già pronto al triplice fischio, segnò una rete all’ultimo respiro portando gli Azzurri alla vittoria per 3-2. Quello che rende speciale questa storia è che questo fu l’unico gol segnato all’ultimo giro di lancette in Nazionale dall’oriundo.

Cesarini si distinse per altre prodezze di questo tipo in serie A contro l’Alessandria nel ‘31, contro la Lazio nel ‘32 e contro il Genoa nel ‘33. Sono bastati 4 gol per salvarlo dall’oblio e consegnarlo all’immortalità. E poco importa che, anche dopo il ritiro dal calcio giocato, Cesarini si sia tolto delle soddisfazioni anche da Direttore Tecnico, arrivando a conseguire con la Juventus nell’annata 1959-1960 il double composto da scudetto e Coppa Italia, il primo nella storia del club piemontese.

Che dire. Proprio oggi ricorre l’anniversario della morte di questo calciatore, morto a Buenos Aires il 24 marzo del 1969, che ebbe una buona carriera, si tolse parecchie soddisfazioni ma mai avrebbe potuto anche solo pensare di diventare una leggenda di questa portata. Non resta che provare rispetto ed ammirazione: è l’unico calciatore ad essere diventato un modo di dire.

Michele De Martin

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