Estate 2002, il Mondiale beffardo: da Byron Moreno al coreano Ahn cacciato dal Perugia

Corea del Sud, Golden gol, Byron Moreno e Ahn Jung-hwan. Quattro indizi che fanno una prova, anzi apparecchiano il luogo perfetto dell’omicidio calcistico. Sono passati quindici anni dai Mondiali nippocoreani che videro l’Italia del Trap eliminata sciaguratamente dalla Corea del Sud del perugino Ahn e dall’allenatore globetrotter Guus Hiddink.
Una debacle per una Nazionale sulla carta senza dubbio valida tanto da potersi spingere più in là nel torneo, ma frenata dal ct Trapattoni con le sue maniacali fisse che andavano al di là delle reali insidie delle avversarie. Chi si ricorda del terzino ecuadoregno Ulises de la Cruz!? E dell’acqua santa scaramantica usata in panchina?

Il Mondiale del nuovo millennio, del futuristico pallone Fevernova, della prima volta che due paesi, Giappone e Corea del Sud, uniscono le proprie forze per metter su la più gigantesca manifestazione sportiva dopo le Olimpiadi. E poi c’è l’Italia di Buffon, Nesta, Maldini e Cannavaro, di un centrocampo di rottura con Cristiano Zanetti, Tommasi e Di Biagio e poi la qualità e la forza lì davanti con Totti, Vieri, Inzaghi e Del Piero. Con Roberto Baggio lasciato a casa.

Un’Italia che si fa piccolina piccolina, timorosa, col freno a mano tirato e senza esprimere davvero un calcio dominante se non nel match inaugurale contro l’Ecuador, vinto per 2-0 con doppietta di Vieri. Poi la sconfitta per 2-1 contro la Croazia e il pareggio acciuffato per 1-1 contro il Messico grazie alla rete di Del Piero. Piccola nota a margine: l’Italia si qualifica agli ottavi portandosi un bagaglio di quattro gol annullati in due partite tra presunte strattonate e un dubbioso fuorigioco.

E poi arrivò Byron Moreno. Era il 18 giugno 2002 e l’Italia si spostò dal Giappone in Corea, proprio contro i padroni di casa per un ottavo di finale estremamente infuocato. Nello stadio di Daejon si rievocarono spiacevoli fantasmi: “Again 1966” era il messaggio di benvenuto agli azzurri, chiaro il riferimento alla disfatta del Mondiale del 1996 per mano di un’altra Corea, quella del Nord.
Contro i padroni di casa, contro un clima ostile, all’Italia si aggiunse anche la beffarda esibizione arbitrale di Moreno che iniziò subito dopo quattro minuti, quando decise di rendere omaggio ai coreani con un rigore generoso per una trattenuta di Panucci, ma Buffon parò, facendo rimanere in gola l’urlo di gioia di Ahn e dei tifosi rossi.
E’ poi sempre Vieri a sbloccare il match al 18′, a forzare una partita impari dove l’ago della bilancia vestito di nero pendeva nettamente dalla parte dei coreani: il fallaccio su Zambrotta, la ferita alla testa di Coco, il fallo a limite dell’area su Totti rimasero gesti impuniti.

I padroni di casa erano, così, galvanizzati, gli italiani invece iniziarono a perdere le staffe e la concentrazione. Vieri sbagliò alcune clamorose occasioni con il risultato di dover difendere alla bell’e meglio un misero gol di scarto. Tutto invano perché all’87’ l’Italia, per rimanere in tema mitologico nipponico, si fece harakiri: Panucci s’incartò su un cross dalla destra e Seol incrociò di sinistro sul palo lontano. Stadio in fiamme e azzurri nel panico, costretti in extremis ai supplementari.

Lo spauracchio del Golden gol incuteva quasi meno paura rispetto a Byron Moreno che, durante l’extra-time, sfoggiò il meglio: doppio giallo a Totti per una simulazione che non lo era e gol regolare annullato a Tommasi. Il finale era già tutto scritto e fu Ahn, il perugino, a prendere in mano penna e calamaio per scrivere la parola fine: al 115′, Maldini è in ritardo, Ahn spizzica quel tanto che serve a bucare Buffon.
L’Italia era fuori agli ottavi dal Mondiale, la Corea proseguì il suo cammino facendo fuori la Spagna ai quarti, con annesse polemiche, prima di capitolare in semifinale contro la Germania.

Fu un triste epilogo: Paolo Maldini, bersagliato dalle critiche, decise di smettere con la maglia azzurra (rifacendosi con il Milan con la Champions l’anno successivo giocando pressoché tutte le partite della stagione), di Byron Moreno non se ne sentì più parlare tranne qualche anno dopo quando fu condannato a due anni e mezzo di reclusione per traffico internazionale di stupefacenti.

E Ahn? L’idolo per il proprio paese, antieroe mal riuscito in Italia fu cacciato dal vulcanico patron del Perugia, Luciano Gaucci, che sulle colonne della Gazzetta dello Sport, il 19 giugno, disse:

Non lo voglio più vedere: ha offeso il paese che lo ha accolto

Arrivò in Italia con un’affermazione audace, dicendo di voler essere meglio di Nakata. Lasciò l’Italia dopo due stagioni con 30 presenze sporadiche e cinque gol. Ma con un grande dispiacere: consegnare all’Italia il biglietto di ritorno nel Mondiale del 2002.

About Giovanni Sgobba

Giornalista professionista, cura “Curiosità sportive”, rubrica-memorabilia di aneddoti, storie e miti legati allo sport, riavvolgendo le lancette del tempo perché il suo cuore è ancora fermo sulla traversa dove si è stampato il rigore tirato da Di Biagio nel Mondiale del ’98.

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