Nadia Centoni, la voglia di ritornare a vincere a Cannes

Anno di nascita: 1981; altezza: 185 cm; sport: pallavolo; ruolo: schiacciatrice; segni particolari: schiacciate a più non posso.

Stiamo parlando della giocatrice, Nadia Centoni, nata a Barga nella provincia di Lucca. Una professionista esemplare che, dopo tanti anni d’esperienza, continua a colpire la palla come poche sue colleghe.

Attualmente gioca a Cannes, squadra in cui ha già militato per sette anni dal 2007 al 2014. Un’Italians a tutti gli effetti, data anche l’avventura in Turchia a Istanbul nel Galatasaray.

Con la nazionale italiana di volley tanti bei ricordi. Dopo le Olimpiadi di Rio2016 ha deciso di lasciare la maglia azzurra.

Come mai hai deciso di tornare a Cannes?

Sono tornata in Francia perché, pur essendomi trovata benissimo in Turchia, iniziavo a sentire un po’ di nostalgia e avevo bisogno di “riavvicinarmi”. Tra le varie proposte che ho avuto a fine campionato, Cannes era per me, soprattutto a livello personale, la soluzione migliore.

 

Come valuti l’esperienza al Galatasaray?

A Istanbul sono stata benissimo! Ho trascorso tre stagioni molto positive in cui abbiamo sempre centrato se non addirittura superato gli obiettivi prefissati. Personalmente posso dire di aver giocato tre buone stagioni e mi son davvero divertita perché il livello del campionato è davvero alto.

Tornare dove hai fatto grandi cose, potrebbe essere un rischio? Come sei stata accolta?

Tornare a Cannes è una scelta che porta ad una grossa presa di responsabilità e sicuramente di pressione, ed è anche per queste ragioni che sono tornata. Non sono cose che mi spaventano, anzi mi danno ancora più carica. Con il fatto che la squadra nelle ultime due stagioni non è andata benissimo, vorrei provare a dare una mano a tornare in alto. L’accoglienza è stata grandiosa. Sono stata circondata da tanto affetto e veramente non me lo sarei aspettato!

Come cambia la pallavolo fuori dall’Italia?

Diciamo che più che nel gioco, cambia il livello di investimenti che fanno le federazioni, le leghe e i club. Da questo dato poi ci sono giocatrici e tecnici di più o meno alto livello.
Attualmente credo che il campionato turco sia quelli più forte, quello italiano subito dietro e il campionato francese forse ancora uno scalino sotto.

La pallavolo ti ha dato tanto, ti manca ancora qualcosa?

La pallavolo è la mia vita! Sicuramente mi ha dato tantissimo e sicuramente ci son state occasioni in cui avrei voluto di più, ma per come sta andando la mia carriera non posso certo lamentarmi (ride ndr).

Sei un punto di riferimento di molti giovani. Cosa gli consiglieresti per fare bene?

Per il successo non c’è una ricetta speciale, è un insieme di fattori che funzionano e che spesso non dipendono nemmeno totalmente da noi. Una cosa che sicuramente aiuta è fare le cose con passione e con spirito di sacrificio. Alla fine nello sport, come nella vita, son queste le cose che per me contano.

Qual è stata la tua più bella vittoria, sia di gruppo che personale?

Ci sono tante belle vittorie che ho nel cuore, una che ricordo con particolare attenzione è quella con la maglia del Cannes contro il Vakifbank del coach italiano Giovanni Guidetti nei quarti di finale di Champions League. Una vittoria sofferta, contro una squadra forte e contro i pronostici. Siamo riusciti a batterli e a volare in semifinale! È stata una partita da annali.

Qual è il segreto per restare sempre competitivi?

A saperlo! C’è un po’ di fortuna, ma soprattutto tanta dedizione al lavoro e una buona dose di attenzione al proprio corpo come mezzo di lavoro per cercare di stare meglio possibile!

Capitolo nazionale. Come hai “smaltito” la decisione di lasciare la nazionale? E qual è il tuo più bel ricordo con la maglia azzurra?

La nazionale è stata per tanti anni il mio impegno fisso. Indossare la maglia azzurra ti dà un qualcosa in più, ma decidere che è arrivato il momento di dire basta ti dà consapevolezza sulle tue capacità e sul fatto che il tempo passa inesorabilmente ed è bene che ci siano forze più giovani e fresche, per essere al top estate e inverno in campo internazionale.
I ricordi positivi con l’Italia sono tanti. Forse uno dei più recenti è il Mondiale 2014 giocato in Italia. È stato un quarto posto che nel mio cuore vale quanto un oro.

Come hai preso il fatto che la giovane Paola Egonu ha battuto il tuo record di punti una gara dell’Italia?

Benissimo! Non sapevo nemmeno di avere quel record e sono felice che sia stata Paola a batterlo! Le auguro una carriera piena di successi.

In futuro ti vedi ancora nel mondo della pallavolo?

Non lo so. Sicuramente mi vedo ancora nel mondo sportivo, adesso sto studiando anche come preparatore fisico per il volley, in futuro vedremo.

Hai intenzione di fare un’ultima esperienza italiana? Ti manca l’Italia?

Non credo che tornerò a giocare in Italia, ma mai dire mai! L’Italia mi manca ma ho la capacità di adattarmi bene (altrimenti non avrei giocato per dieci anni all’estero) e ogni volta che ho potuto sono tornata.

Dario Sette

About Dario Sette

Giornalista professionista, cura “Italians”, rubrica che parla di sportivi italiani che si sono affermati all’estero. E chissà magari, Ivanka Trump, la prossima volta non confonderà più Giorgio Chinaglia, ex attaccante di Lazio e New York Cosmos, per un santo.

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