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Gigi Datome, l’uomo chiave del Fenerbahçe

Partito da Roma con tantissime ambizioni per vincere trofei, nel 2013 è volato in Nba per fare il salto di qualità a livello mondiale, ma dal 2015 ha trovato la sua stabilità professionale in Turchia con il Fenerbahçe. Stiamo parlando di Luigi Datome, ventinovenne cestista della Nazionale italiana, nato nella provincia di Treviso ma cresciuto sportivamente in Sardegna.
Datome si è fatto le ossa nella regione sarda nelle giovanili della Santa Croce di Olbia, ma il suo nome in Italia è sicuramente accostato alla Virtus Roma con cui disputa cinque stagioni e trova la definitiva consacrazione. In effetti, nell’ultimo anno nella capitale, il cestista viene eletto miglior giocatore della regular season di Serie A 2012/13 giungendo in finale play-off da capitano e trascinatore. Partita persa contro la Montepaschi Siena (4-1).

La fama mondiale però arriva solamente con la vetrina del basket americano, in Nba. Il Gigione, viene chiamato così nell’ambiente della pallacanestro, si accasa nei Pistons a Ditroit con il sogno di poter far bene nel basket che conta. Alla star più famosa del basket americano LeBron James si presenta così:

L’ala piccola della Nazionale azzurra è un amante dei social network in primis proprio Twitter (quasi 150mila follower). Tant’è che nelle prime stagioni in America viene ricordato più per le vicende extrasportive che per le prestazioni in campo. Tale situazione è dovuta in parte anche al grave infortunio al piede rimediato con l’Italia che lo tiene lontano dai parquet Nba per parecchio tempo e che lo fa scendere nelle gerarchie di squadra.

Tra pochi alti e molti bassi Gigione si trasferisce a Boston nei Celtics per una seconda chance americana. La stagione sembra molto più favorevole. Si rivede il Datome della Virtus Roma tanto da essere definito dal suo coach, Brad Stevens “one of the better shooters”. ICelts raggiungono i play-off ma vengono poi battuti dai Cavaliers di LeBron James.

La sua avventura in Nba tramonta da lì a poco anche perché Datome non riesce a trovare una giusta collocazione. Per questo motivo torna in Europa, in Turchia a Fenerbahçe dove in molti lo apprezzano per le doti tecniche e fisiche. Tra le peculiarità fisiche c’è sicuramente anche la folta barba. Tra le varie battute a riguardo, il cestista ha ribadito (ovviamente su Twitter) che se la sarebbe tagliata solamente in caso di vittoria con la Nazionale azzurra.

Peccato che per ora la barba cresce sempre più e l’Italia, abbia in rosa ottimi cestisti, non riesce a imporsi a livello internazionale.

In Turchia, Datome ha ritrovato lo spirito giusto in un basket ad alti livelli, seppur diverso da quello Nba. Il club turco ha prospettive e da molti anni calca palcoscenici importanti come l’Eurolega. Lo scorso anno il club ha disputato una stagione stratosferica, aggiudicandosi campionato e coppa nazionale oltre che la finale di Eurolega, persa contro i russi del Cska Mosca. Datome viene definito l’uomo chiave della squadra. In effetti l’ala italiana, nonostante una media punti non altissima a canestro, riesce a dare quell’equilibrio che serve ai cinque in campo.

Datome si definisce uno che senza regole non sa se avrebbe fatto questa carriera” ma resta il fatto che il Giggione (con doppia G come lo chiamano i romani) mantiene le promesse. Ultima in ordine cronologico è la parola mantenuta con i ragazzi del Brembate Sopra, squadra amatoriale di basket, con cui disputerà una partita dopo aver perso una scommessa lanciata sui social.
La sfida era stata lanciata da una giocatore del Csi che aveva twittato al cestista sardo:
Hey! Quanti retweet devo fare per far si che tu venga a giocare con la mia squadra per una partitella?
Risposta di Datome: 10 mila.
Detto e fatto. Il giovane, con una grande mobilitazione sui social, ha vinto la scommessa, i retwett hanno superato la quota e l’azzurro giocherà in un campetto del bergamasco.

Campione anche fuori dal campo con l’obiettivo di vincere l’Eurolega e perché no anche un titolo con l’Italia perché vogliamo vedere Datome senza barba.

Dario Sette

Sergio Parisse, un vero capitano anche in Francia

Ha iniziato a giocare con una palla ovale a sei anni quando era un bambino e oggi, con oltre 120 presenze in Nazionale, non ha intenzione di smettere. Si tratta di Sergio Parisse, 33enne rugbista italiano nato in Argentina a La Plata da genitori abruzzesi residenti in Sudamerica per lavoro. Suo padre, Sergio senior, era già stato giocatore di rugby a L’Aquila. Rientrato in Italia in età adolescenziale, si è immerso appieno nel rugby per poi mai staccarsene sino a diventare una bandiera e storico capitano dell’Italrugby.

Leader indiscusso della Nazionale italiana, oltre che del club in cui milita lo Stade Français Paris, il capitano copre il ruolo di terza linea centro come il più classico dei numeri 8.
Parisse è nella capitale francese da dodici anni e ha avuto modo di vincere due campionati, uno nella stagione 2005/06 e l’altro nel 2014/15 ricevendo anche il riconoscimento di miglior giocatore del torneo.

Storica è stata la notizia di qualche settimana fa di un dietro front che ha riguardato proprio la società francese. Per molto tempo si è parlato di una fusione tra il club Stade Français e l’altra squadra parigina e rivale, il Racing 92. La notizia aveva scaturito mugugni soprattutto tra i tifosi, infatti la rivalità tra le due squadre è molto forte, paragonabile ai derby italiani Roma – Lazio e Milan – Inter.
Una vera e propria rivoluzione che per giorni ha reso teso il clima a Parigi e nelle due squadre che insieme contano quasi 90 giocatori. Infatti il progetto societario prevedeva un taglio del 50% dei giocatori facenti parte delle due rose. Taglio che però non avrebbe coinvolto direttamente Sergio Parisse così come non avrebbe interessato Dan Carter, il rugbista neozelandese del Racing 92 nonché il più pagato al mondo. A farne le spese sarebbero stati molti compagni di squadra del capitano azzurro.
Proprio per questo motivo l’intera rosa dello Stade Français, guidata proprio da Parisse, aveva pensato di proclamare un vero e proprio sciopero, interrompendo gli allenamenti e minacciando anche di non scendere in campo per il match di campionato.
Tuttavia attraverso un comunicato ufficiale, il presidente del Racing 92, Jacky Lorenzetti, ha ufficializzato che la fusione non si è fatta più, per la gioia dei tantissimi supporters e dei giocatori.

Aldilà degli aspetti prettamente sportivi, dopo tante stagioni a Parigi, Sergio Parisse è quasi francese d’adozione anche se il suo cuore batte solamente per l’Italia. Negli ultimi anni, proprio il capitano è stato il simbolo di un’Italrugby che ha cambiato look e che si è affacciata a palcoscenici internazionali con una gran voglia di farsi notare.

Il leader della Nazionale vive con la sua famiglia nella capitale transalpina, il tempo libero lo dedica alla sua famiglia e al relax. Piace accompagnare sua figlia a scuola o al parco, ma adora anche dormire, soprattutto le sera dopo un duro match.
Prima del riposo a letto però, Sergio Parisse, a fine gara negli spogliatoi cerca di alleviare la fatica gustandosi una buona birra con i suoi compagni con tanto di selfie. Ovviamente la birra la si gusta meglio dopo una vittoria.

 

A quasi 34 anni è ancora punto di riferimento del suo club e della Nazionale. Il sacrificio, la pazienza  e la costanza hanno fatto sì che diventasse uno dei giocatori più forti della storia dell’Italrugby. Il suo sogno è vincere qualcosa proprio con la maglia azzurra, provando a fare meglio nella prossima Coppa del Mondo in Giappone nel 2019.

Più fattibile è la situazione con il suo club, seppure in questa stagione lo Stade Français non stia brillando. Parisse spera che il prossimo anno si possa ripuntare alla vittoria del campionato magari con un suo “drop”, colpo di rara bellezza ma che il capitano ha già saputo realizzare molto tempo fa.

Dario Sette

Matteo Martino, ripartire dalla Cina con il volley nel cuore…e nel trolley

Carattere determinato, spirito d’avventura, fisico possente e voglia di vincere: sono le caratteristiche fondamentali del 30enne Matteo Martino, pallavolista italiano giramondo che ha deciso di riprendere l’attività agonista in Cina.

Nato ad Alessandria, Matteo Martino è stato protagonista, tra le altre, della Lube Macerata, della Nazionale italiana pallavolo  durante le Olimpiadi di Pechino 2008, e del beach volley. Da qualche mese lo schiacciatore piemontese è perno fondamentale del Guangdong, società pallavolistica cinese con sede a Canton.
Il “martello” italiano ha trascinato la sua squadra alla vittoria dei playoff Challange match con conseguente promozione nella Volleyball League A cinese.
Tra le varie esperienze, inoltre, anche un’apparizione in tv come corteggiatore, al programma “Uomini e donne” di Maria De Filippi su Canale 5. Matteo Martino ci ha voluto raccontare la sua avventura in Oriente e non solo.

Come mai hai deciso di ripartire dalla Cina? E come ti trovi in una squadra in cui sei l’unico italiano?

Innanzitutto sono contento per la squadra dato che siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo promozione. In più ho deciso di venire in Cina perché qui è bello e stimolante giocare, perché ti senti  giocatore fondamentale su cui loro fanno riferimento. Inoltre mi piace molto cambiare e mettermi alla prova; in effetti non è la prima volta che provo un’esperienza estera. Vivo di emozioni. In Cina sto bene, sono tutti cordiali e gentili

Dopo i successi a Macerata e una parentesi nel beach volley, come mai hai optato per l’estero?

Giocare all’estero è un’esperienza più forte e spronante. È bello vedere posti nuovi. L’Italia me la godo l’estate, mentre in inverno preferisco girare il mondo

Russia, Polonia, Francia sono solo alcuni dei campionati in cui ha militato. Quali differenze hai riscontrato?

Beh posso sicuramente evidenziare che, in tutte le squadre dove ho giocato, ho sempre imparato qualcosa. I pallavolisti russi sono molto forti dal punto di vista fisico, mentre sia i polacchi che i francesi sono tecnici e veloci. Fortunatamente ho avuto modo di giocare in questi campionati che mi hanno reso un pallavolista più completo, anche se non si smette mai di imparare. Ora sto imparando dai cinesi (sorride ndr)

Capitolo Nazionale. Hai vestito la maglia azzurra sin da giovane, prima nella pallavolo e poi nel beach volley. Che ricordi hai? Sogni ancora una convocazione?


Indossare la maglia della Nazionale, sia nel volley che nel beach volley, è stato un onore. Sto lavorando al massimo per dimostrare al commissario tecnico Blengini che può avere una pedina in più da inserire. Mi piacerebbe lottare per ottenere un posto in squadra ai prossimi giochi olimpici di Tokyo 2020

È vero che ti chiamano Superman?

Si è vero, soprattutto nelle palestre, in Cina. Da quando hanno iniziato a chiamarmi così indosso, sotto la maglia di gara, una t-shirt di Superman

Da abile “martello” credo che la tua arma migliore sia la schiacciata, hai mai trovato un duro oppositore?

Schiacciare è sempre una grande soddisfazione soprattutto quando si fa un bel punto e si fa vincere la squadra. Oppositori impossibili da abbattere non ne ho trovati molti sinora, o forse non ci sono

Hai intenzione di tornare in Italia?

Giocare in Italia davanti al proprio pubblico è sempre una grande emozione, ma posso dire che anche all’estero c’è una bellissima atmosfera. Ogni volta i palazzetti sono stracolmi di gente, con un tifo pazzesco. Per ora mi trovo bene in Cina, poi un giorno chissà…

Dario Sette